yama

Yama

YAMA NIYAMA

Sono indicazioni, strumenti di lavoro che applicati creano armonia nella vita. La finalità e’ una vita in perfetta armonia con noi stessi e con quello che ci circonda. YAMA E NIYAMA sono fatti dall’uomo per l’uomo. Ci donano, non un codice di condotta ma una prospettiva di vita, un’attitudine nei confronti della vita stessa. L’applicazione di YAMA E NIYAMA implica un passaggio importantissimo che consiste nel portare la nostra pratica verso l’esterno, non ci sarà più scissione tra la pratica di yoga e la nostra vita quotidiana.

YAMA       significa controllare, sono definite le astinenze,  riguardano la relazione con gli altri e con ciò che ci circonda.

1 -AHIMSA: significa non violenza, e’ astenersi dal colpire, dall’uccidere, dal provocare sofferenza. Ahimsa ci sprona ad essere attenti in ogni situazione per agire senza far del male. Non ferire l’altro vuol dire riconoscere all’altro il diritto di essere cosi’ com’è, senza voler imporre quello che pensiamo possa esser giusto per lui. La violenza può essere in azioni, parole e intenzioni. La violenza deriva dalla paura di salvaguardare se stessi, le proprie cose e cari, e la paura deriva dalla falsa identificazione con il corpo come entità separata dal tutto; se si e’ già tutto nulla può essere perso e non esiste nulla da difendere.

Per coltivare Ahimsa prestiamo attenzione ai nostri modi abituali: giudichiamo? Parliamo male con pettegolezzi? Abbiamo pensieri violenti?

2 -SATYA: significa verità, e’ sincerità nelle azioni, nelle parole e nella mente. E’ aspirare sempre ad agire con amore e buone intenzioni, mantenendosi in armonia con la verità che risiede dentro sé stessi (in fondo a noi sappiamo sempre qual è la scelta giusta!). Satya e’ non mentire, non trarre in inganno gli altri, non dare informazioni tendenziose, non raccontare mezze verità, non fingere di conoscere qualcosa che invece non si conosce. Bisogna essere sinceri con sé stessi e sapere se le intenzioni che muovono le nostre azioni nascano dal cuore nel presente e non dall’intelletto che ai fatti aggiunge personali interpretazioni allontanandoci dalla realtà.

Per coltivare Satya domandiamoci: le azioni e le parole di oggi sono state sincere e veritiere?e valutiamone sinceramente il risultato. Cosi’ purifichiamo le tendenze disoneste della mente diventiamo puri nelle azioni, nelle parole e nei comportamenti

3 – ASTEYA: significa non rubare, e’ non prendere qualcosa che non ci appartiene o che non ci e’ stato donato liberamente, include anche il non usare qualcosa al di fuori dello scopo e tempo previsto. La volontà di rubare oggetti, capacita’ o attributi di un altro ha radici nella gelosia, nella competizione, nel desiderio di possedere, nel senso di insicurezza dovuto alla sensazione di non avere abbastanza. Il desiderio di possedere il bell’aspetto il bel compagno o lo status sociale di un’altra persona deriva dalla tendenza di giudicare, e’ questa attitudine mentale che crea il desiderio di rubare. Asteya purifica le azioni e le emozioni che nascono dalla gelosia e dall’invidia.

Per coltivare Asteya osserviamo ciò che prendiamo e che non ci appartiene, incluso tempo idee ….

4 -BRAHMACHARYA: significa auto-ritenzione, e’ controllo dei sensi, e’ venerare l’ Assoluto.

Relazioniamoci per favorire la comprensione delle più alte verità. Teniamo un comportamento responsabile nei confronti del nostro obbiettivo di arrivare alla verità. Il controllo dei sensi fa acquisire un indomabile coraggio energia e vigore doti necessarie per poter andare a fondo nella pratica.

Un Brahmacharya e’ chi ha deciso di vivere con moderazione e dedicare la sua vita alla ricerca dell’assoluto, e’ una maniera di vivere nella quale si e’ sempre consapevoli del Divino, della suprema intelligenza che permea il cosmo intero.

Per coltivare brahmacharya sviluppaimo auto-controllo: eliminiamo il troppo (dormire mangiare …) questo accrescerà il controllo sugli impulsi

 

5 -APARIGRAHA: significa non avarizia, e’ la non possessività, e’ non afferrare tutto ciò che ci sta attorno. E’ sradicare l’idea del possesso e dell’attaccamento: alla vita, alla paura di perdere, alle cose, alle persone, alle idee e ai comportamenti abituali. Aparigraha e’ cercare di vivere una vita semplice, prendendo e utilizzando solo ciò di cui si ha bisogno; non accumulare, non farsi prendere dall’avidità. L’ accumulare materiale e’ mancanza di fiducia nel provvedere al futuro. Dobbiamo ricordarci che siamo di passaggio. Siamo arrivati con nulla e non porteremo niente con noi. Un conto e’ l’utilizzo delle cose e un conto e’ il possesso. L’impermanenza e il cambiamento sono le uniche costanti nella vita.

Per coltivare aparigraha analizziamo i nostri possedimenti materiali e selezioniamo solo ciò di cui abbiamo veramente bisogno, doniamo ciò che non ci serve. Le cose che possediamo sono in prestito: le useremo per il tempo necessario e poi le lasceremo….

Hari om Tat Sat