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Esperienza ed espressione

    L’Errore dell’Espressione e lo Smistamento Mentale

    L’errore comune che commettiamo è voler trasformare ogni esperienza in “espressione”. Vogliamo rendere tutto tangibile, comunicabile, espressivo (come scrivere una poesia sulla propria tristezza). Invece di limitarci a “sentire”, dobbiamo imparare a non cadere nella trappola della reazione automatica.

    Normalmente, ogni volta che percepiamo qualcosa, la mente la inserisce in “scatole di smistamento”:

    1. Mi piace: e cerco di acquisirlo.
    2. Non mi piace (Odio): e cerco di scappare.
    3. Non so cos’è: e provo curiosità o confusione.

    Questi sono i Pratyaya o Vasana, i condizionamenti che lasciano un segno indelebile. Pensate allo schermo del vostro telefono: sembra pulito, ma se lo guardate in controluce vedrete milioni di impronte digitali. Ogni esperienza di vita lascia un’impronta simile. Non siamo mai semplici osservatori; sentiamo sempre il bisogno di fare qualcosa, fisicamente o mentalmente, riguardo a ciò che percepiamo.

    Quando sviluppiamo un esperienza mentre pratichiamo yoga vorremmo poter raccontare l’ esperienza ad altre persone. E la reazione di chi ascolta questo racconto è quasi sempre di non comprensione. A volte si rischia di essere derisi o criticati.

    Questa reazione è normale perchè stiamo cercando di esprime ciò che non può essere espresso.

    Lo yoga non si racconta si pratica.

    Hari Om Tat Sat

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    Joytinat